Tra Lega e M5S chi sceglieresti?

Vi ricorda qualcosa?

Dopo questa tornata elettorale con molte ombre per il centro-sinistra io credo che sia arrivato il momento di ragionare seriamente su quello che stiamo diventando:

Il bilancio di queste elezioni non è positivo, poiché nei ballottaggi l’elettorato di destra e quello grillino non hanno scelto per i candidati del PD, ma per i suoi avversari e ciò lascia presagire scenari inquietanti dato che con l’italicum se nessuna lista raggiunge il 40% è previsto un ballottaggio, inoltre se si tiene in considerazione il contesto istituzionale alla luce della riforma del Senato, alla quale la legge elettorale è legato, chi dovesse vincere le elezioni prenderebbe tutto: dal Presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale; si può capire quindi come la questione sia fondamentale non solo per il Partito Democratico, ma per la nostra democrazia

Stiamo assistendo a un problema strutturale di credibilità del ceto politico di centro-sinistra e ancora non è stato fatto nulla per risolverlo, il Piemonte è un po’ il luogo precursore di questa tendenza poiché a causa dell’ottimo lavoro fatto durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010 vinse il leghista Roberto Cota (grazie ai grillini che preserò il 4% sfruttando il malcontento -che dal PD non è stato mai analizzato – sulla TAV), sono passati cinque anni e Cota fortunatamente non c’è più, ma le cose a livello di ceto politico non sono cambiate, anzi sono peggiorate , si  continua a imporre de facto un sistema di centralismo democratico e obbedienza cieca al Segretario simile a quello del PCI, con l’unica differenza che i dirigenti ai quali i militanti si affidavano ciecamente negli anni ’70 avevano una preparazione politica infinitamente maggiore rispetto ad ora ed il PCI era un partito che proponeva e faceva -negli enti locali in cui governava- cose di Sinistra, dunque quel sistema in quel contesto storico poteva essere parzialmente giustificato perché prima di tutto c’erano persone competenti, oneste e che proponevano contenuti veri, ma adesso, se il PD non è più un Partito di massa che senso ha mantenere gli stessi rituali di obbedienza senza contestazione quando tutto il resto è venuto meno? Non è che forse siamo di fronte a un inganno perpetrato dalla dirigenza (da almeno un decennio) ai militanti cosicché possano pensare ancora di vivere quel periodo storico in cui erano giovani e forti e il Partito Comunista era l’unica alternativa onesta e strutturata al malgoverno democristiano e dunque utilizzare il frame della nostalgia come un feticcio ideologico per avere sostegno della base su scelte che con con quel passato non avevano nulla a che fare? Veramente vogliamo paragonare Orfini ad Amendola o Pajetta, Nilde Iotti alla Serrachiani e Guerini a Zaccagnini (per par condicio con i grandi personaggi politica democristiana)

A mio avviso è necessaria un’attenta riflessione perché se non si inizia a indagare adesso, farlo quando di Maio sarà presidente del consiglio sarà troppo tardi. Forse parlare a slogan (#lavoltabuona #cosedipd) per mesi di legge elettorale e riforma del bicameralismo come fosse quello l’unico problema del Paese non è stata poi una buona idea, forse insultare chiunque abbia espresso dubbi e perplessità sull’azione di governo e sfotterli quando se ne vanno giustamente da un’altra parte nemmeno.

Spostandosi a destra non si è riusciti ad ottenere l’elettorato conservatore, per il semplice fatto che costoro continueranno ad avere pregiudizi sul PD, l’unico risultato è stato perdere chi è più di sinistra, non si è arrivati al tanto osannato partito della nazione, anzi a livello percentuale si torna a livelli precedeni al 2013 con un astensionismo ancora più marcato: è chiaro che con queste premesse non si può vincere sempre neanche in un’ottica tripolare, anche perché i media sono stati esplicitamente pro Salvini infondendo in molti la paura degli immigrati e del diverso, un po’ come era accaduto durante la campagna elettorale 2008.

Da qualche anno a questa parte sembra che il PD sia l’erede delle tradizioni peggiori delle due anime ideologiche che la compongono: la scellerata e poco trasparente frammentazione correntizia della Democrazia Cristiana e il centralismo democratico (di stampo sovietico) del PCI, non è per fare questa sintesi malata che il PD è nato, ma per prendere le idee migliori e affrontare il XXI secolo con radici salde.

Proprio per questi motivi moltissime persone nelle primarie del 2013 -e prima ancora in quelle del 2012 contro Bersani- hanno pensato che con Renzi ci sarebbe stato un vero cambiamento nella classe dirigente del Partito. Credete forse che gli italiani avessero votato il fiorentino per la sua bella faccia o per il suo programma (che non sta attuando) ?

Certamento no, è chiaro che la maggior parte degli elettori vedessero nell’attuale presidente del Consiglio l’emblema della rottamazione e della rimozione totale di un ceto dirigente incapace e spesso utile idiota delle destre, insomma una ditta fallimentare.

Dopo un anno e mezzo a livello locale non è cambiato niente, anzi la situazione sembra peggiorata, i renziani della prima ora -in buona fede- non fanno altro che dire che certo abbiamo vinto le primarie, ma non siamo abbastanza forti, gli equilibri locali sono ancora egemonici! Se dovessimo rimuoverli ci farebbero perdere le elezioni!

Allora forse alle primarie dovevate vincere con il 99% per avere equilibri un po’ meno fragili e poter fare qualcosa.

Se si fosse fatta una bella rottamazione l’anno scorso credo che i cittadini avrebbero capito, anche in Campania i risultati sarebbero stati diversi (qua in spagna il PSOE non si fa problemi a sostituire chi è indagato o chi semplicemente ha fama di arraffone e ha avuto casi molto meno infamanti di quelli italiani)

E allora che partito siamo se il segretario non taglia i rami secchi o lo fa cercando di mettere una toppa dopo le inchieste della magistratura?

De Luca ha vinto grazie alle liste impresentabili, se si fosse presentato un candidato di rottura appoggiato da liste trasparenti siamo proprio sicuri non avrebbe vinto e magari i milioni di elettori che sono stati a casa sarebbero tornati a votare PD? E poi che senso può avere la vittoria se si continua a reiterare un modello di partito clientelare e poco trasparente, se si è costretti a scendere a patti con forze oscure? Forse certe volte non è meglio perdere, ma utilizzare il tempo per fare rinascere il partito e i suoi contenuti, cioè fare un passo indietro per farne due avanti negli anni futuri? Perché se si continuerà a rimandare la pulizia poi quando arriveremo alla resa dei conti alle elezioni nazionali, il nostro popolo si sarà stufato di votare il meno peggio e starà a casa (come già sta iniziando a fare, ad esempio in Liguria)

Alle elezioni regionali Emilia Romagna ci fu il primo campanello d’allarme e parte del popolo della sinistra non andò a votare pur di non votare contro al Partito.

Questa tornata elettorale è il secondo

Al prossimo la porta verrà sfondata

E allora anche le poche cose positive che sono state fatte in questi anni saranno vane.

Io non voglio ritrovarmi a votare al ballottaggio il M5S per non fare vincere Salvini su modello di quanto accaduto con le presidenziali francesi nel 2002 nelle quali al secondo turno la sinistra votò per Chirac per non far vincere Le Pen.

Facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi!

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Media capitale

per dire

Il sistema mediatico Italiano sembra star facendo di tutto per aumentare la tensione tra italiani e stranieri, sottolineando i crimini commessi da questi ultimi e quasi tacendo in merito a quelli commessi dalla razza italiaca. Stanno giocando con il fuoco, è in pericolo tutto il tessuto sociale del Paese se la narrazione xenofoba ed egoista dovesse prendere il sopravvento sui dati reali, sappiamo benissimo che non necessariamente i conservatori sono più fifoni di chi è più progressista, ma è altrettanto vero che chi ha la percezione di essere invaso da un’orda straniera senza controllo sarà sicuramente più conservatore nelle scelte, conservatore e razzista.

È necessario mantenere alta l’attenzione e informarsi da fonti attendibili, possibilmente facendo riferimento agli annuari e alle statistiche ufficiali e non ai paladini della giustizia dell’internet che citano come fonte la vicina di casa leghista, sarà necesario raccogliere i cocci dello svuotamento morale del berlusconismo, perché dopo vent’anni di bolla mediatica autoassolutoria e vittimista ci risvegliamo tra i paesi più razzisti e ignoranti d’Europa . Questo forse Striscia non ve lo dirà.

Come sono contento di non essere costretto a guardare la TV italiana (a parte Rai storia) quando tornerò dall’Erasmus una delle cose che mi mancherà di più della Spagna -dopo le birre medie a 1,5 euro – sarà sicuramente il sistema televisivo.

La Spagna che ha al suo interno 600 mila gitanos – o zinghiri per gli amici, quindici (15) volte la popolazione rom nei campi italiani -qui costoro non sono additati di tutte le nefandezze commesse dal genere umano. Ah dimenticavo, qui non ci sono speciali di ore per casi morbosi di cronaca nera, non ci sono retroscena inutili scritti da giornalisti tanto proni davanti a ogni potere costituito quanto inetti. (tipo mastro Pychelle di Game of Thrones) I nostri cugini ci dimostrano ancora una volta che volendo si può fare un po’ meglio e un sistema mediatico alternativo è possibile.

La guerra ingiusta

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Immagine tratta dal film “Uomini contro” di Francesco Rosi.

La prima guerra mondiale fu un evento fondamentale per la storia del nostro Paese. Un immenso bagno di sangue che coinvolse tutte le classi sociali, specialmente quelle più povere, sia per quanto riguarda i lavoratori e le lavoratrici spremuti fino alla morte nelle grandi industrie, sia per quanto riguarda i soldati al fronte in condizione inumane, sfruttati anch’essi da ufficiali senza scrupoli e incapaci.
La partecipazione a questa carneficina fu fortemente voluta da una ricca minoranza e da un Re conservatore ossessionato dalla sua statura politica, deciso di mostrare come un pavone i fasti del suo ‘imperialismo straccione’ .
La maggioranza del Parlamento e degli abitanti del Regno D’Italia era contraria all’ingresso in guerra, anche perché solo due anni prima era terminata la vittoriosa quanto inutile Guerra del Dodecanneso contro l’Impero Ottomano, ma nonostante questo recente dispendio di soldi pubblici e di vite umane, quasi tutti i gruppi editoriali, specialmente il “Corriere della Sera” erano legati a doppio filo con il grande capitale industriale, il più potente supporter dell’interventismo poiché perseguiva l’obiettivo di arricchirsi, per mezzo delle commissioni statali, della riduzione dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche committenti per la difesa e infine la vendita di armi per il fronte, dopo una campagna mediatica aggressiva e caricata da una ridicola enfasi propagandistica, il Governo Giolitti si dimise e il nuovo primo ministro Antonio Salandra (interventista) decise l’ingresso in guerra.

Confronto tra

Confronto tra “L’Avanti” quotidiano del partito socialista (neutralista) e “il Popolo d’Italia” (interventista) quotidiano di Benito Mussolini

Tutto ciò per ottenere due regioni che si sarebbero potute annettere tramite un’azione diplomatica.
La guerra sicuramente contribuì all’unificazione nazionale – dato che contadini piemontesi e lucani, i quali solo cinquant’anni prima si sparavano nella lotta al brigantaggi, andarono a morire sullo stesso fronte, ma allo stesso tempo indeboli i già fragili fondamenti democratici dell’Italia liberale e permise la diffusione della febbre spagnola e, soprattutto, della malattia più devastante per il nostro Paese: il fascismo, il cui fondatore Benito Mussolini proprio per le sue posizioni interventiste uscì dal partito socialista nel 1914; i neonati fasci da combattimento al fine di raggiungere il potere, nel dopoguerra approfittarono del malcontento attraverso la manodopera di reduci alienati, impossibilitati a tornare alla vita civile e a campagne tanto simboliche quanto inutili come fu tutta l’epica della vittoria mutilata e dell’irredentismo.
Questi sono gli effetti della manipolazione mediatica della volonta popolare: Berlusconi non ha inventato niente.

650.000 morti: come se fosse morta la città di Palermo, un milione di feriti, come se ad essere ferita fosse stata l’intera città di Torino, 350.000 morti dovuti all’influenza spagnola che divampò in tutta Europa soprattutto per via delle scarse condizioni igieniche dovute alla crisi economica del dopoguerra, come se a perire di febbre fosse stata tutta Bologna.

Ecco il drammatico bilancio della guerra, i suddetti fatti sono ciò che gli ‘intellettuali’ interventisti non menzionavano nei loro discorsi: questa è, secondo i futuristi, stafatti di modernità e di cocaina, l’unica igiene del Mondo. Io vi dico che la vostra igiene puzza di morte di innocenti, il nazionalismo becero ha l’olezzo della carogna.

Sono passati 100 anni da questa grande ingiustizia orchestrata ad hoc da lobby e ambienti della Corte a scapito della maggior parte della popolazione, è dunque giunta l’ora di ricordare questi fatti e tenerli ben presenti quando si analizzano storicamente i fatti precedenti all’ingresso nella Grande Guerra, tenendo da parte la retorica nazionalista e i rigurgiti del militarismo.

Proprio per questo si può comprendere l’immenso valore della democrazia e della cooperazione tra i popoli: se ora posso ridere e scherzare con un amico erasmus austriaco è anche grazie alla pace che c’è nel nostro continente e all’Unione Europea che ha permesso di accantonare i nazionalismi.
Io non dimentico.

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Le nefaste conseguenze della guerra

“Bandiera nera, il canto degli Alpini che van a la guerra, la meglio gioventù va sotto terra. “

Torniamo a Mare Nostrum

Personalmente preferisco vengano spesi dei soldi in più per salvare vite umane rispetto al risparmio di denaro pubblico per poi essere moralmente responsabile di una tragedia.
L’opinione pubblica e la politica che rappresenta chi era contro Mare Nostrum non andava ascoltata in Italia come in Europa, non bisogna mai assecondare la pancia becera del populismo razzista, altrimenti queste stragi né sono la ovvia conseguenza. La buona politica deve educare alla tolleranza e al rispetto dell’uomo, non lasciarsi influenzare da sciacalli come Salvini, anche indirettamente.
Fatti del genere non devono più accadere, purtroppo ho la tragica sensazione che continuerò a scrivere questo post a lungo finché si presterà ascolto a costoro.

Da laico, spero almeno che questi seminatori d’odio siano almeno andati a messa oggi.

Tutto un Complotto #jesuischarlie

Se il video del terrorista che uccide il poliziotto con l’AK-47 fosse falso e creato ad hoc dalla massoneria/cia/mossad/ultrà della Lazio, sarebbe stato diffuso così liberamente da tutti i media “ufficiali” del Mondo (i quali, stando a quanto dite, dovrebbero essere collusi con il sistema) per farlo vedere a voi, complottisti da tastiera, in costante diretta streaming dalla vostra cameretta, in attesa che dalla cucina mamma chiami per andare a cenare?

Siamo sicuri che il problema sia l’articolo 18?

Qualche tempo fa ho letto questo articolo di Ateniesi.com nel quale si sostiene che sia stato l’ultimo baluardo del socialismo reale ovvero l’articolo 18 a ingessare per “decenni” il mercato del lavoro: per farla breve gli stranieri non investono in Italia perché non saprebbero come licenziare essendoci la possibilità che il lavoratore possa essere reintegrato .

Purtroppo non sono d’accordo con l’autore sulla maggior parte dei temi trattati nell’articolo e, francamente,  certe argomentazioni mi lasciano un po’ perplesso: ma si può davvero pensare che sia stata la suddetta norma dello Statuto dei Lavoratori a impedire gli investimenti esteri o forse ha influito di più la cronica lentezza della burocrazia, la Pubblica amministrazione che paga in tempi doppi rispetto alla media europea, l’arretratezza delle infrastrutture, i lunghi tempi del contenzioso civile e del processo penale, il costo del lavoro tra i più alti d’Europa, l’alto costo dell’energia, la corruzione (stimata intorno ai 60 mld l’anno) l‘evasione fiscale (altri 120 mld)  che ha creato concorrenza sleale in favore degli imprenditori disonesti penalizzando quelli onesti, la criminalità organizzata, la mancanza d’investimento nell’innovazione e nello sviluppo della produttività per affidarsi alla rendita e alla finanza sregolata, la mancanza di una vera e propria politica industriale (a parte rare eccezioni) e di piani che permettessero la gestione dei costi sociali delle crisi industriali, l’insufficienza e la gestione clientelare dei CPI, il progressivo spostamento della tutela dei sindacati, che invece di tutelare e rappresentare i giovani lavoratori avviati al precariato grazie alla frammentazione delle forme di lavoro e alla mancanza più assoluta di potere contrattuale, si è schiacciata sempre di più sui pensionati, l’abuso della Cassa integrazione ordinaria e, soprattutto, nella cassa integrazione in deroga utilizzata come arma di ricatto e tante altre cose per le quali servirebbe un libro per elencarle.
Insomma, in ultima analisi, è stata una norma che non è applicata a più della metà dei lavoratori – e che è stata modificata solo due anni fa – ad aver ingessato e bloccato gli investimenti in Italia? O forse dovremmo riportare l’attenzione su questi problemi e affrontarli definitivamente, ritornando ad attrarre investimenti e guadagnando competività: solo così potremmo mettere le basi per una crescita futura.

Tornando alla Riforma del lavoro, come PD dovremmo lasciare ad altri le polemiche sulla flessibilità in uscita e concentrarci prima di tutto sull’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, sull’abbassamento del costo del lavoro e sul contratto unico a tutele crescenti che permetterebbe di sfoltire le oltre 40 forme contrattuali esistenti semplificando la vita agli imprenditori e ai lavoratori, passando poi per una riforma complessiva dei centri per l’impiego e dei servizi formativi a partire dalle scuole superiori e le università, andiamo a vedere cosa è stato fatto in Germania nel decennio scorso e quali sono le relazioni industriali in quel paese e cerchiamo di non commettere gli stessi -seppur pochi- errori (insufficienza retributiva dei mini jobs e mancanza del salario orario minimo).

Anche perché l’articolo 18, per come è stato modificato dalla legge 92/2012, permette una notevole flessibilità ai datori di lavoro che dispongono di ben due forme di tutela non reintegratoria (utilizzabile nei licenziamenti per motivi economici e in quelli con vizi formali) oltretutto il complesso sistema delle tutele progressive ha un senso se poi, dopo i tre anni il lavoratore si vede riconosciuta la possibilità di non potere essere licenziato senza un giustificato motivo. Altrimenti la modifica va a danno dei lavoratori.

Questa forma contrattuale è una sintesi tra l’esigenza per l’imprenditore che può contare di una certa flessibilità per i primi tre anni e il diritto del lavoratore affinché dopo tre anni di “gavetta” possa finalmente aspirare al posto fisso, un compromesso tra due interessi diversi che garantisce dignità alla parte contrattuale debole e certezza a quella forte, si può pensare a incentivare la stabilizzazione tramite agevolazioni fiscali, riaffermando così il principio del tempo indeterminato come regola e della flessibilità come eccezione temporanea e quindi più costosa.
Sarebbe bello vedere tutto ciò in un Paese che risolva i suoi problemi strutturali e non perda tempo in polemiche sterili, non continuiamo a guardare il dito che indica, cerchiamo di alzare la testa verso l’alto e guardare la Luna.

SENATO: MODELLI EUROPEI A CONFRONTO

Riforma del bicameralismo nel contesto europeo

Il Disegno di legge di riforma costituzionale che nei suoi punti principali prevede il superamento del Bicameralismo perfetto, cioè la fine della coincidenza assoluta delle competenze legislative dei due rami del nostro Parlamento, ha risvegliato un dibattito apparentemente assopito negli ultimi anni, invitando le principali forze politiche e parte dell’opinione pubblica -quella che non guarda esclusivamente Striscia la Notizia–  ad avere una posizione sul tema.
L’idea di scrivere questo post nasce in seguito all’inizio dei lavori parlamentari di riforma costituzionale, lavori che stanno provocando notevoli polemiche:  le opposizioni stanno adottando la pratica dell’ostruzionismo e anche parte  della dottrina, per usare un eufemismo, non vede di buon occhio la Riforma Boschi .

esempio di ostruzionismo

esempio di ostruzionismo

Per questo motivo ritengo necessario mettere a confronto l’esperienza degli stati europei che per numero di abitanti e peso economico sono più assimilabili al nostro: Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
La ricerca nasce anche grazie al fatto che l’anno scorso ho seguito il corso di diritto costituzionale comparato dei Paesi dell’Unione Europea e quindi ho avuto la possibilità di studiare -nel mio caso in maniera sommaria – le differenze tra le forme di Stato e di Governo dei nostri vicini.

Premessa storica.
Le origini storiche del bicameralismo si possono trovare  nella forma di governo britannica, nelle costituzioni “concesse” dai sovrani restaurati dal Congresso di Vienna (Francia e per certi versi lo statuto albertino del 1848) e  nell’esperienza maturata negli USA.

Nel primo caso assistiamo alla nascita di una camera alta nata (a seguito dell’emanazione della Magna charta libertatum nel 1215) che rappresentava la nobiltà inglese: la Chamber of Lords ed era indipendente dal sovrano, al quale si aggiunse la Camera dei Comuni che rappresentava la borghesia cittadina, la quale con il passare del tempo assunse un’importanza sempre maggiore, relegando la camera alta ad una funzione consultiva più che decisionale.
Per quanto riguarda il secondo “fondamento storico” è necessario spostare lo sguardo al Congresso di Vienna che constata l’impossibilità di ritornare all’assolutismo senza riconoscere al c.d. “Terzo Stato” che diede la spinta propulsiva della Rivoluzione francese.  Viene teorizzata nelle varie “Carte” concesse dal sovrano (distinguendole dalle Costituzioni che vengono stipulate in base a un patto nel quale fa parte tutto il Popolo)  una forma di governo con due camere: una “alta” nominata dal Re che è di fatto un argine al parlamentarismo democratico nato con le spinte rivoluzionarie, si cercava  di moderare la rappresentatività tramite senatori indicati direttamente dal sovrano e a lui fedeli. La seconda camera invece era eletta su base censitaria (in Francia ad esempio era necessario pagare almeno 300 franchi d’imposta all’anno e avere più di trent’anni)
Da queste due esperienze si discostano gli Stati Uniti, nel quale il bicameralismo non è connotato da un’esigenza di temperare la camera elettiva, bensì ci si ispira ad un principio di doppia rappresentazione: quella dei cittadini (Congresso) e quella degli Stati (Senato) quest’ultima camera è composta da due rappresentati per ogni stato membro.

struttura dell'organo parlamentare

struttura dell’organo parlamentare

La maggior parte degli stati europei, come potete notare dall’immagine allegata, ha una struttura monocamerale, composta da un’unica camera elettiva: questo vale per gli stati più piccoli, ma le quattro principali nazioni che sono considerate i nostri termini di paragone in quasi tutti gli ambiti macro economici e, soprattutto, sportivi hanno una struttura bicamerale: vediamo come sono organizzate.
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Il primo esempio è quello della Germania, stato federale nella quale l’organo che rappresenta i Länder, il Bundesrat, ha competenze elencate tassativamente e meno poteri rispetto al Bundestag, la camera elettiva, inoltre i suoi membri sono legati dal vincolo di mandato stabilito dal Länder di provenienza e i voti tra i rappresentanti del singolo Land devono essere concordati, pertanto non ci possono essere voti diversi tra i vari rappresentanti di uno stesso land.
Il Bundesrat, detto anche consiglio federale, è composto da 69 delegati eletti dal governo degli organi federali, il numero massimo di delegati esprimibile dal singolo Land è 6, mentre quello minimo è 3. La sua composizione è variabile: non c’è una vera e propria elezione di questa camera, ma varia continuamente in funzioni delle elezioni locali che varia da un land all’altro.

Il Consiglio federale tedesco detiene il potere di iniziativa legislativa in determinate materie: la Legge Fondamentale prevede determinati casi in cui è necessaria l’approvazione della camera: un elenco tassativo di settori che riguardano materie amministrativo-finanziaria di particolare interesse per i Länder. Negli altri casi essa può esprimere un parere negativo che dovrà essere “superato” dal Bundestag con un’ulteriore votazione con la stessa maggioranza con cui la camera delle autonomie ha bocciato il progetto.

Rappresenta gli stati membri della federazione e non vota la fiducia al Governo, non partecipa all’elezione del Presidente della Repubblica (sebbene i membri partecipino alla cerimonia di insediamento) ma ha la competenza di approvare le leggi riguardanti gli interessi dei governi locali, così come le revisioni costituzionali, partecipa all’adozione di provvedimenti amministrativi regolanti che riguardano le compentenze dei land e sulle questioni che riguardino l’UE.
Il Bundesrat però non può essere considerato un vero e proprio “ramo” di un parlamento, la Corte costituzionale tedesca ha affermato che “ il Bundesrat non è la seconda camera di un organo legislativo unitario, che prende parte in modo paritetico con la “prima camera” al procedimento legislativo. (BVerfGE 37, 363) ” a ciò va ad aggiungersi il fatto che, come ho accennato sopra, i membri del Consiglio federale sono vincolati dal mandato imperativo ricevuto dal Länder di provenienza, diversamente da quanto accade in Italia .
il Consiglio federale non è dunque un organo dotato di un potere legislativo completo in poiché la sua funzione legislativa è limitata a determinate materie, individuati dalla Grundgesetz, la Legge fondamentale tedesca.

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Francia
In Francia la struttura bicamerale è legata alla rappresentanza delle comunità locali: il Sénat francese è composto attualmente da 348 senatori eletti a suffragio indiretto: La camera si rinnova per metà ogni tre anni ed è scelta a suffragio indiretto da un corpo elettorale di circa 150.000 grandi elettori: amministratori locali, rappresentanti dei dipartimenti d’Oltremare e deputati della Assemblea nazionale ogni tre anni.
Non vota la fiducia al governo, ma ha poteri di controllo su di esso pubblicando rapporti e facendo inchieste.
In ambito legislativo, secondo il testo costituzionale francese, ha quasi le stesse competenze dell’assemblea nazionale, infatti spesso si cerca di trovare un accordo su un testo condiviso da entrambe le camere, il Governo può formare commissioni bicamerali paritarie di conciliazione e affidando la decisione finale all’Assemblea nazionale, in alcuni casi però può arrivare fino a ritirare il progetto di legge “divisivo” ma ciò accade raramente poiché se le due camere hanno maggioranze politiche diverse il Senato tende ad adeguarsi all’assemblea per evitare casi di contrasto tra i due rami del parlamento, un po’ come accade nei casi di coabitazione tra Presidente della Repubblica di un partito politico e presidente del Consiglio di un altro: in questi casi i ruoli di quest’ultima carica si espandono mentre quelli del Capo dello Stato diventano simili a funzioni di garanzia (come è previsto dal nostro ordinamento).

Maggioranze diverse tra Senato e assemblea nazionale ci sono state ogniqualvolta in Francia ha vinto il centro-sinistra: l’organo costituzionale è stato governato dal 1958 al 2011 da una maggioranza di centro-destra perché il sistema elettorale della camera favorisce le zone rurali tendenzialmente più conservatrici
Il presidente del Senato è eletto dai senatori ed è la seconda carica dello Stato.

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Spagna
La Spagna è una Monarchia (forse ancora per poco) costituzionale connotata da una Costituzione fortemente autonomista e proporzionalista, viste le numerose differenze linguistico-culturali presenti all’interno del Paese.
Il Senato del Regno di Spagna, la Camera alta delle Cortes Generales ( il parlamento spagnolo) è stato istituito nel 1979, con l’entrata in vigore della Costituzione (varata l’anno prima) ed è considerata la camera alta del Parlamento.
I senatori sono 264 e vengono eletti con un sistema misto:

-208 sono eletti direttamente dal corpo elettorale con suffragio universale seguendo un sistema maggioritario in collegi plurinominali (4 senatori per provincia) garantendo la rappresentatività delle isole.

56 sono eletti direttamente dalle assemblee delle comunità autonome (sono in tutto 17) garantendo almeno un seggio a quelle più piccole e altri aggiuntivi a quelle più popolose.
I senatori durano in carica per quattro anni e quelli nominati dalle comunità autonome sono revocabili in qualunque momento dall’ente territoriale che li ha designati.
Anche in questo caso il Senato è estraneo al rapporto fiduciario con il Governo.

N.B. la Camera alta del Parlamento spagnolo è eletta con un sistema proporzionale a circoscrizioni piccole al quale ci siamo ispirati, ne avevo scritto qui.

 

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Regno Unito
La storica House of Lords inglese, nata come “Camera dei Pari” (detta anche “Red chamber” per via delle poltrone foderate di rosso) nasce con la “Magna Charta libertatum” del 1215.
È composta da 826 membri di cui 709 nominati dalla Regina e 92 ereditari, fino all’emanazione dell’House of Lord act” i seggi venivano trasmessi in via ereditaria.
Si tratta di un organo poco più che simbolico, notoriamente ridimensionato con la Costitutional Reform Act del 2005 che ha ridotto i poteri del Lord Cancelliere il quale faceva parte del Governo, presiedeva la camera e aveva funzioni importanti nell’ambito della giustizia creando un notevole squilibrio nella tradizionale ripartizione dei poteri.
La riforma ha cambiato tutto ciò istituendo l’alta Corte di giustizia e riducendo notevolmente i poteri del cancelliere.

La Camera è estranea al rapporto fiduciario con il Governo.

Conclusa questa analisi superficiale si può notare come solo una di queste camere -quella spagnola- è eletta in parte tramite suffragio universale, mentre per quanto riguarda le altre o sono nominate dal Re (Regno Unito) o sono di nomina delle comunità locale (Germania, Francia e, parzialmente Spagna) tutte e quattro sono estranee al rapporto fiduciario con il Governo ed in particolare si tratta di casi le competenze legislative sono notevolmente ridotte rispetto alla camera elettiva.

Il problema del superamento del bicameralismo perfetto è ovviamente è più complesso e non può risolversi in una mera ricerca comparativa tra organi e istituti di paesi profondamente diversi tra loro, tuttavia spero di aver fornito uno strumento facilmente comprensibile a chi in questi giorni si sta avvicinando al diritto costituzionale per via della riforma del Senato.

Il testo utilizzato è “diritto costituzionale dei Paesi dell’Unione Europea” (Caielli-Cassella-Ceccherini-Comba-Lombardi-Palici Di Suni-Tosi) Seconda edizione Il corso è stato tenuto  dalla professoressa Palici di Suni.

In questo lavoro ho cercato di essere il più rigoroso possibile, vi chiedo di segnalarmi ogni refuso/imprecisione e provvederò a correggerli immediatamente.